Trekking autunno-inverno: come mi preparo per camminare in sicurezza nella stagione fredda

Ai Laghi Gemelli ci sono arrivato con il sole pieno. Zaino leggero, giacca a vento ripiegata sul fondo più per scrupolo che per reale necessità, e la sensazione — sbagliata — che in quota il tempo si sarebbe mantenuto stabile per tutta la giornata. Ero in compagnia del mio storico compagno di camminate, che a 74 anni mi ricorda sempre come il passo costante e l’attrezzatura giusta contino molto più dell’esuberanza giovanile.

Poi, in meno di un’ora, le nuvole sono arrivate da dietro il crinale e la temperatura è scesa di colpo. Mi sono ritrovato a coprirmi in fretta e male, con le mani già fredde e il vento che rendeva tutto più complicato del previsto. Da lì ho imparato una regola che ormai applico sempre: in montagna, e ancora di più tra autunno e inverno, il meteo del mattino non è un contratto. Va controllato prima di partire, sì, ma va anche gestito portandosi dietro l’attrezzatura giusta per un cambiamento improvviso — anche quando il cielo sembra promettere il contrario.

È da lì che voglio partire per raccontarvi come mi preparo, oggi, per affrontare i sentieri nella stagione fredda: cosa porto, come mi vesto, e i piccoli accorgimenti che ho imparato — spesso a mie spese — negli anni. Affrontare i sentieri in autunno e inverno non significa fare alpinismo estremo. Per l’escursionismo su mulattiere, dorsali e sentieri di mezza montagna basta adattare la propria dotazione a tre fattori che in questa stagione diventano protagonisti: umidità, sbalzi termici e fondo scivoloso.

Le scarpe, e quello che ci metto sotto

D’estate ogni tanto mi concedo scarpe basse anche se preferisco gli scarponi. Da ottobre in poi, no: passo a scarponi da trekking a taglio medio o alto, con membrana impermeabile — Gore-Tex o equivalenti — perché tra erba bagnata, foglie umide e le prime nevicate, tenere il piede asciutto fa la differenza tra una bella giornata e una da dimenticare. Cerco sempre una suola con tassellatura profonda e mescola morbida, tipo la classica Vibram, perché il grip su fango e roccia umida non è negoziabile.

Sulle calze non sottovaluto la lana merino: in autunno basta un peso medio, in inverno su neve preferisco uno spessore più alto, soprattutto per proteggere le estremità dal freddo che sale dal terreno.

I bastoncini, poi, sono uno di quegli oggetti che sembrano quasi superflui finché non li usi davvero. Su terreni di roccette bagnate — e in autunno-inverno il bagnato è la normalità, non l’eccezione — mi hanno evitato più di una scivolata. Non sono un accessorio per “sembrare esperti”, sono un secondo e terzo punto d’appoggio quando il piede da solo non basta a garantirti stabilità. Li porto sempre, anche nelle uscite più brevi.

Ramponcini: quelli che (quasi) non uso mai, ma che porto sempre

scarpone con ramponcini sulla neve ghiacciata

C’è un accessorio che sta nel mio zaino praticamente in automatico da novembre a marzo, anche quando so che probabilmente non lo tirerò fuori: iramponcinia catena, i micro-spikes. Il ragionamento è semplice: puoi partire su un sentiero completamente libero da ghiaccio e trovarti, magari in un tratto in ombra o esposto a nord, una placca di ghiaccio vivo che non avevi previsto. In quei momenti, ho imparato, non contano tanto le probabilità quanto avere con sé lo strumento giusto per non farsi male.

Si calzano in pochi secondi su qualsiasi scarpone e sono perfetti su neve battuta o placche di ghiaccio su pendenze moderate. Va detto chiaramente: non sono ramponi da alpinismo. Su canali, pendii ripidi o ghiaccio vetrato ad alta quota servono i ramponi rigidi a 10-12 punte e tutta un’altra competenza tecnica. Ma per l’escursionismo classico, quello delle mulattiere e dei sentieri frequentati, i micro-spikes sono quell’assicurazione leggera che non pesa nello zaino ma che, quando serve, ti evita una brutta caduta.

Le ghette, l’accessorio che nessuno considera

Le ghette sono quell’oggetto che sembra inutile finché non le provi in una giornata di fango o neve fresca. Allacciate sotto lo scarpone e chiuse sotto il ginocchio, impediscono a fango, aghi bagnati e neve di infilarsi dall’alto della calzatura. Il risultato è che i calzini restano asciutti per tutta la giornata — e chi ha mai camminato con i piedi bagnati sa quanto questo cambi l’umore di un’intera escursione.

Vestirsi a strati: la lezione che ho imparato dai Laghi Gemelli

Il vero rischio, in queste stagioni, non è tanto il freddo esterno quanto il raffreddamento causato dal sudore intrappolato nei vestiti durante lo sforzo in salita. Ed è esattamente quello che mi ha fregato quel giorno: ero partito coperto per il freddo dell’ombra iniziale, ho sudato in salita, e quando le nuvole sono arrivate mi sono ritrovato con indosso vestiti umidi e nessun ricambio pronto all’uso. Da lì la regola del vestirsi modularmente, a strati, non è più per me solo una nozione da guida tecnica ma un’esperienza vissuta.

Primo strato, quello a contatto con la pelle: lana merino o fibre sintetiche tecniche a rapida asciugatura. Il cotone, per quanto comodo, va evitato sempre — si inzuppa di sudore e resta freddo addosso, facendoti venire i brividi appena ti fermi.

Secondo strato, quello che trattiene il calore: in autunno o durante la camminata attiva un pile leggero o una maglia tecnica bastano. In inverno, o durante le pause, tengo sempre nello zaino un piumino compatto da indossare in vetta o nei tratti esposti al vento — quello è il momento in cui il corpo si raffredda più in fretta.

Terzo strato, il guscio esterno: una giacca antivento e impermeabile con una buona colonna d’acqua (almeno 15.000-20.000 mm) e zip di ventilazione sottobraccio, utili per regolare il flusso d’aria nelle salite più impegnative senza doversi fermare per togliere strati.

Un consiglio pratico che mi porto dietro da quell’episodio: meglio partire con una leggera sensazione di fresco (“start cold”) piuttosto che già ben coperti. Iniziare la salita imbottiti causa una sudorazione eccessiva nei primi minuti — e poi, se il tempo cambia, ti ritrovi umido e freddo insieme, la combinazione peggiore.

Luce, orientamento, e il resto del kit

Tra autunno e inverno le giornate si accorciano in fretta, e il meteo in montagna cambia più repentinamente rispetto all’estate — vale anche per la luce, non solo per le nuvole. Nello zaino non manca mai una lampada frontale carica, almeno 250-300 lumen: con il freddo le batterie a ioni di litio si scaricano più velocemente, quindi tengo smartphone e power bank nelle tasche interne della giacca, vicino al calore corporeo.

Per l’orientamento, specialmente quando neve o fogliame fitto coprono la segnaletica, scarico sempre la traccia GPX del percorso prima di partire, ma porto anche una mappa cartacea e una bussola come backup — l’elettronica, col freddo, può tradire nel momento meno opportuno.

Nel resto del kit non manca mai: un telo termico d’emergenza, un thermos con qualcosa di caldo (tè, o acqua e limone — evito le bevande fredde durante lo sforzo), un paio di guanti di ricambio (uno leggero e uno imbottito/impermeabile), un berretto, e il fischietto d’emergenza, spesso già integrato nella fibbia dello zaino.

Gestione delle energie: snack a prova di gelo e liquidi caldi

L’alimentazione in inverno richiede qualche piccola astuzia. Sotto lo zero termico, le classiche barrette al cioccolato o al caramello diventano pietre letteralmente impossibili da masticare. Nelle mie escursioni ho imparato a sostituirle confrutta secca, noci, mandorle o taralli, che mantengono la loro friabilità e non spaccano i denti.

Nel kit inserisco sempre anche un telo termico d’emergenza e, soprattutto, un thermos con qualcosa di caldo (tè o acqua e limone), evitando le bevande ghiacciate durante lo sforzo.

Gli errori che ho imparato a non ripetere

Oltre all’episodio dei Laghi Gemelli, ci sono un paio di errori classici in cui è facile cadere in questa stagione:

  • Sottovalutare i tempi di percorrenza.Su fondi scivolosi o innevati il ritmo rallenta, sempre. Calcolo sempre un margine rispetto all’orario del tramonto — le giornate corte non perdonano i ritardi.
  • Confondere i micro-spikes con l’attrezzatura da alpinismo.Sono ottimi sui sentieri escursionistici, ma non garantiscono nulla su pendenze accentuate o ghiaccio vetrato d’alta quota. Lì serve altro, sia come attrezzatura che come competenza.

La mia checklist prima di partire

Prima di chiudere lo zaino, il mio giro di controllo è sempre lo stesso:

  1. Bollettino meteo aggiornato.
  2. Bollettino neve e valanghe regionale(un automatismo fondamentale non appena le quote si alzano).
  3. Stato dei tasselli della suola.
  4. Ramponcini nello zaino.
  5. Un ricambio asciutto in una sacca stagna.
  6. Carica di frontale e telefono verificata.

Con questi accorgimenti, i mesi freddi restano tra le uscite più belle e appaganti di tutto l’anno. Perché lo sforzo termico è maggiore e l’aria punge i polmoni, certo, ma volete mettere la soddisfazione a fine giornata? L’arrivo al caldo ripaga di tutto: togliersi la giacca umida, entrare nel calore di un rifugio o di una trattoria di fondovalle, esedersi davanti a un bel piatto fumante di polenta o di profumatissimi Scarpinocc.

Quella è la vera chiusura del cerchio, la ricompensa finale che fa dimenticare ogni fatica e ti fa venire voglia di programmare subito l’uscita successiva.

Domande comuni prima di un trekking in autunno/inverno

Posso usare le scarpe da trail running per il trekking invernale?

Non è consigliato per l’escursionismo classico. Le scarpe da trail sono ottime per correre, ma d’inverno offrono scarso isolamento termico e poca protezione contro la neve rispetto a uno scarpone strutturato con membrana in Gore-Tex.

Che differenza c’è tra ramponi e ramponcini a catena?

I ramponcini a catena (micro-spikes) hanno punte corte e si infilano elasticamente su qualsiasi scarpa: sono perfetti per sentieri pianeggianti o con pendenze lievi su neve battuta. I ramponi da alpinismo hanno punte lunghe (10-12), richiedono scarponi rigidi e si usano su canali ripidi e ghiacciaio.

Come evitare di sudare troppo camminando in salita col freddo?

Il segreto è vestirsi a strati e praticare la regola dello “start cold”: inizia a camminare avendo leggermente freddo. Il tuo corpo si scalderà in pochi minuti. Usa le zip di ventilazione della giacca se le possiede, e togli uno strato non appena inizi a percepire calore eccessivo.

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