Scarpa Garmount dopo 5 anni di utilizzo

Garmont Rambler: cosa resta dopo 5 anni di sentieri

Le ho comprate cinque anni fa e per cinque anni leGarmont Ramblerho quasi mai tolte dai piedi nei weekend e nellemie escursionidi più giorni. Ora che le ho appena messe da parte, mi sembrava il momento giusto per fare i conti con quello che mi hanno dato — e con quello che, alla fine, le ha tradite.

Il primo giorno

Me le ricordo bene, le prime uscite. La tomaia in cuoio idrorepellente dava subito quella sensazione di solidità che cerchi in uno scarpone così, e il piede ci si è calzato dentro senza i soliti punti di pressione che di solito compaiono dopo un paio d’ore di cammino. Da lì in poi sono diventate il mio scarpone di riferimento: gita domenicale di poche ore o trekking di più giorni, non faceva differenza, le Rambler c’erano sempre.

Cinque anni dopo, cosa è rimasto

La pelle ha retto bene. C’è qualche scolorimento, qualche piccola crepa superficiale — segno di anni passati su rocce e ghiaioni — ma la tenuta è rimasta buona, e la membrana Garmont Dry Enhancement non mi ha mai lasciato un piede bagnato, nemmeno nei giorni peggiori. L’imbottitura interna, come è normale, si è un po’ compressa col tempo, ma il supporto alla caviglia e l’assorbimento degli urti sono rimasti sorprendentemente efficaci anche dopo tutti questi chilometri.

scarpa garmount suola dopo 4 anni

L’unico intervento di manutenzione vero l’ho fatto dopo quattro anni esatti, quando i lacci hanno ceduto — niente di drammatico, solo la normale usura di chi le ha usate sul serio.

Il difetto che le ha messe in pensione

Qui arriva la parte meno bella. La suola Vibram, di per sé, si è consumata pochissimo — il battistrada è ancora profondo e avrebbe continuato a fare il suo lavoro per un bel po’. Il problema è che ha iniziato a scollarsi in alcuni punti. Ed è stato proprio questo, non l’usura del materiale, a convincermi che era ora di cambiare scarpone: quando la suola si stacca, non è più questione di manutenzione, è la fine.

Suola che si stacca dalle scarpe Garmoung Rabler

Come si sono comportate sul campo

Sui terreni rocciosi e sassosi sono sempre state impeccabili: la Vibram mi ha dato sicurezza anche nei tratti più tecnici, quelli dove basta un attimo di distrazione per scivolare. Sul bagnato e nel fango la membrana ha fatto il suo dovere senza mai un cedimento. Non sono scarponi da alpinismo, e su neve e ghiaccio non pretendo lo stesso livello di un modello tecnico dedicato, ma anche in inverno la presa mi ha sempre dato una performance più che dignitosa.

Dove hanno dato il meglio, però, è stato nei trekking di più giorni: la calzata comoda mi ha permesso di affrontare traversate lunghe senza mai una vescica o un fastidio che mi facesse rimpiangere la scelta.

Cosa ho amato e cosa no

Se devo fare un bilancio a freddo: la durabilità della pelle e l’impermeabilità sono i due punti che mi hanno convinto di più, insieme alla versatilità su terreni molto diversi tra loro. Dall’altra parte, oltre al cedimento della suola che ho già raccontato, va detto che la pelle vuole manutenzione costante — se la trascuri, si secca e si crepa più in fretta.

Un consiglio se decidete di comprarle

Il cuoio va nutrito, non è un optional. Io le risciacquavo con acqua tiepida, le trattavo periodicamente con un impermeabilizzante, e soprattutto le facevo asciugare lontano da qualsiasi fonte di calore diretta — niente termosifone, mai, altrimenti la pelle si screpola in fretta.

Alla fine, cosa penso

Cinque anni, innumerevoli uscite, zero vesciche e piedi sempre asciutti: per quello che mi hanno dato, non ho rimpianti. Il distacco della suola è stato l’unico vero difetto, ma è arrivato dopo anni di maltrattamenti che pochi scarponi avrebbero retto altrettanto bene. Non so ancora cosa comprerò al loro posto — ma il livello a cui dovrà arrivare, ora lo so con precisione.

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