Ve lo dico subito, prima di partire: questa non è una passeggiata. Il Rifugio Mario Merelli al Coca, nel cuore delle Orobie bergamasche, si conquista con mille metri di dislivello concentrati in meno di cinque chilometri. Niente tratti in piano, niente traversi per riprendere fiato: solo salita, dall’inizio alla fine lungo il sentiero 301.
L’ultima volta che ho percorso questo itinerario era il 2020, e da allora non avevo più trovato il coraggio di ripeterlo. Per il dislivello e la pendenza costante, resta a mio parere il trekking più ripido di tutte le Orobie bergamasche.
Questa volta l’ho affrontato sapendo bene cosa mi aspettava (siamo a settembre 2026), con l’attrezzatura da trekking tecnico necessaria per i passaggi su roccia e la consapevolezza che il fiato l’avrei perso presto. La ricompensa? Un ambiente alpino severo e verticale, dominato dalle pareti del Monte Coca e del Pizzo Redorta: la sensazione di essersi guadagnato ogni singolo metro di quella roccia, non di averlo semplicemente percorso.
Dati tecnici dell’escursione
| Parametro | Dettaglio |
| 📍 Punto di partenza | Valbondione – Loc. Carbonera (890 m) |
| 🏁 Punto di arrivo | Rifugio Mario Merelli al Coca (1.892 m) |
| ⏱️ Tempo di cammino | 2h 40m solo salita (4h 40m A/R, soste escluse) |
| 📏 Lunghezza | 9 km circa (A/R) |
| 📈 Dislivello | +1.000 m |
| 🗺️ Sentiero CAI | Sentiero CAI 301 |
| 🥾 Difficoltà | E / EE (Escursionisti Esperti – Tratti ripidi e catene nel finale) |
| 🍲 Piatto Consigliato | Capù o Arrosto con polenta |
| 🐕 Cani ammessi | Sì (solo se molto allenati e abituati alle roccette) |
| 🥾 Indice di Fatica | 4.5/5 (Pendenza costante che non dà tregua) |
| 🍲 Indice Golosità | 4/5 (Premio strameritato alla tavola del Merelli) |
| 📸 Panorami per la Foto | 4/5 (Ambiente di alta montagna selvaggio e grandioso) |
Dove si parte e dove lasciare l’auto
Il sentiero 301 prende avvio dalla frazione Sambughera di Valbondione, in fondo alla Val Seriana, in provincia di Bergamo. Basta inserire “Valbondione” nel navigatore e proseguire fino alla fine del paese, in direzione Carbonera-Dardo.
Il consiglio è lasciare l’auto nei parcheggi dedicati ai sentieri dell’Alta Val Seriana, vicino alle ultime case del paese. Un avviso pratico: a Valbondione la sosta è regolamentata con il sistema “Gratta e Sosta” (o le app collegate), con una tariffa di 5 euro per l’intera giornata. Basta acquistare il tagliando nei bar del paese o alle colonnine ed esporlo bene sul cruscotto: meglio perdere due minuti prima di partire che trovare una multa al ritorno.
Il sentiero CAI 301: come cambia salendo
Lasciata l’auto, si percorre la strada che porta a imboccare il sentiero CAI 301 appena sopra l’abitato.

L’inizio inganna: si scende, per poche centinaia di metri, fino ad attraversare il torrente Serio su un piccolo ponte. Da lì in poi cambia tutto, e si capisce subito perché questo tratto viene considerato il più ripido delle Orobie: si entra in un bosco di latifoglie, il sentiero si stringe e comincia a salire a tornanti, senza sconti.

Nel bosco, se si cammina senza far troppo rumore, càpita di incrociare qualche stambecco. Non è garantito, dipende dall’ora e dal silenzio con cui si sale, ma nemmeno raro: durante la nostra salita ne abbiamo incontrati due, solitari, e poi una famigliola al completo, con due cuccioli che si rincorrevano tra le rocce.

Superata la prima fascia boschiva, il fondo cambia pelle: diventa sassoso, poi gradinato, e da lì in avanti è più una lunga scalinata di pietra che un sentiero — così la descrivono in molti tra chi l’ha percorso prima di noi. La traccia costeggia la forra scavata dal torrente Coca, e certi scorci mettono un po’ di soggezione: la valle è incisa in profondità, e da lassù la si vede tutta, con quel vuoto che si spalanca sotto i piedi.
Qui la pendenza non concede tregua, ed è proprio nei primi quaranta minuti che si rischia di strafare, spinti dall’entusiasmo. Errore classico: meglio trovare da subito un passo che si possa tenere per ore, non solo per i primi dieci minuti di salita.
Verso i 1.500 metri il bosco lascia spazio ai pascoli e alla roccia nuda. Il sentiero continua a salire a zig-zag tra costoni erbosi e pietraie, finché, negli ultimi 150 metri di dislivello prima del rifugio, compaiono alcune balze rocciose attrezzate con catene fisse e corrimano metallici. Niente kit da ferrata, ma mani libere e attenzione sì, specialmente se la roccia è bagnata: un dettaglio da valutare sempre prima di partire, perché in montagna è proprio quello che si sottovaluta a creare problemi.

Il rifugio, il lago, e cosa si mangia lassù
Sbucare sul poggio dove sorge il Rifugio Mario Merelli al Coca, a 1.892 metri, è una liberazione per le gambe — lo dico senza esagerare. L’ultimo tratto si fa sentire, ma appena si arriva la vista si apre su tutta la conca e sulla vallata sottostante, con il Pizzo Coca, il Redorta e la Punta di Scais a fare da quinta scenografica, tutti oltre i 3.000 metri.
Il rifugio sorge all’imbocco della Conca dei Giganti, il vallone che prende il nome proprio da queste montagne. All’interno, tra bar e sale da pranzo, si contano una novantina di coperti, e la cucina non è affatto un ripiego post-camminata: si va dalla selvaggina ai brasati e arrosti, passando per ravioli fatti in casa, pizzoccheri, risotto ai funghi e taglieri di affettati e formaggi locali. Chi decide di fermarsi a dormire ha a disposizione otto camere — dalle più piccole da quattro posti fino a una da diciotto — per un totale di settanta posti letto. Il sacco lenzuolo è obbligatorio, come da regolamento CAI, ma se ve lo siete dimenticati si trova anche in loco per pochi euro.
A chi resta ancora un po’ di energia in gamba — conviene tenerne da parte — consiglio di proseguire oltre il rifugio sul sentiero 302: in circa mezz’ora si raggiunge il Lago di Coca, incastonato a 2.108 metri tra pareti imponenti. È un tratto molto più dolce rispetto alla salita appena affrontata, e nel tardo pomeriggio la luce su quell’acqua vale da sola la deviazione.
Per chi invece vuole allungare il viaggio su più giorni, dal Rifugio Coca partono anche i collegamenti verso il Rifugio Brunone (sentiero 302, circa 4 ore, 850 metri di dislivello) e verso ilRifugio Curò(sentiero 303, circa 3 ore, 600 metri) — un modo per restare in quota e collegare tra loro alcuni dei rifugi storici delle Orobie.
Cosa mangiare al Coca
Il menù del Coca, come in tutti i rifugi di montagna “seri”, non punta sulla quantità di scelta ma su poche proposte fatte bene, scritte a gessetto sulla lavagna appena entrati. Oggi il menù proponeva: pappardelle al ragù (14€) al riso con taleggio, salsiccia e vino rosso (13€), fino ai piatti più robusti da dopo-camminata: arrosto e funghi (14€), capù (12€) e salsiccia e fagioli (12€).
Noi abbiamo scelto il capù — involtini di verza ripieni, cotti nel loro sugo, un classico della cucina di montagna bergamasca — e un arrosto di maiale ai funghi porcini, servito su un letto di polenta morbida. Da bere una birra artigianale, e per chiudere due fette di crostata ai frutti di bosco, con base di frolla e crema, ricoperta di mirtilli e ribes freschi. Il conto è quello che ci si aspetta da un rifugio, non da un ristorante di città, ma la qualità è quella di chi cucina davvero, non di chi scalda solo piatti pronti dopo una lunga giornata di cammino.




La discesa
Si torna sullo stesso percorso dell’andata, il sentiero CAI 301, e qui vale la stessa raccomandazione di sempre, non per questo meno vera: massima concentrazione. Il fondo sassoso e la pendenza continua, che in salita avevano messo a dura prova il fiato, in discesa si spostano tutti su quadricipiti e ginocchia. È il tratto che molti sottovalutano perché “tanto si va giù” — ma è proprio qui, nella discesa lunga e ripida, che si accumula la fatica peggiore: quella che non senti subito, ma che ti ritrovi nelle gambe il giorno dopo.
Quanto dura per davvero il sentiero 301
I tempi che si trovano online oscillano parecchio — dipende da passo e soste — ma la forbice reale è abbastanza chiara:tra 2 ore e mezza e 3 ore per la sola salita, con un dislivello di circa 1.000 metri su una lunghezza di 3-5 chilometri (la differenza dipende da dove si fa partire esattamente il conteggio). Per l’andata e ritorno completo, mettete in contoalmeno 5 ore e mezza di cammino effettivo, escluse le soste al rifugio.
Cosa portare (e cosa no) per la salita al Rifugio Coca
Scarponi strutturati.Qui non si scende a compromessi: dimenticate le scarpe basse o con suole consumate. Servono scarponi a tacco medio o alto, capaci di proteggere la caviglia sui gradoni rocciosi e di dare stabilità quando il fondo si fa sconnesso. Se non sai ancora quale modello scegliere,nella nostra guida alle scarpe da trekkingtrovi come orientarti tra i vari tagli e materiali.
Bastoncini telescopici.Su questo sentiero sono praticamente obbligatori, non un optional per pigri. In salita scaricano il peso dalla schiena alle braccia; in discesa, con quella pendenza costante, salvano davvero le ginocchia.
Acqua, e tanta.Nel primo tratto nel bosco si incontrano un paio di fonti, ma appena si esce dagli alberi il sole picchia forte sui pendii esposti, soprattutto d’estate. Partite con almeno 1,5-2 litri a testa, senza contare su rifornimenti lungo il percorso.
Domande frequenti
Quanto dura la salita da Valbondione al Rifugio Coca?
Con un passo regolare, tra le 2 ore e 45 minuti e le 3 ore per la sola andata. Calcolando anche la discesa, l’intero giro richiede circa 5 ore e mezza di cammino effettivo, pause escluse.
Le catene nel tratto finale sono pericolose?
No — sono posizionate come corrimano nei punti in cui il sentiero si fa più ripido e roccioso, non per superare un passaggio verticale. Servono per l’equilibrio e diventano più utili in caso di roccia bagnata. In ogni caso è un tratto dove bisogna prestare molta attenzione.
È un percorso adatto ai cani?
Sì, ma solo se il cane è allenato ai terreni di montagna accidentati. Nel tratto finale, con le catene, potrebbe servire aiutarlo fisicamente sulle roccette più alte. Detto in tutta sincerità: il nostro amico a quattro zampe in questo giro non si divertirebbe molto.
Si può fare con i bambini?
È un sentiero impegnativo anche per un adulto allenato: il dislivello concentrato in poco spazio lo rende poco adatto a bambini piccoli. Con ragazzi già abituati a camminare in montagna e con tempi di percorrenza più larghi, resta comunque una salita da affrontare con cautela.
Qual è il periodo migliore per andarci?
Tra giugno e settembre, quando il sentiero è libero da neve e le fonti nel bosco sono attive. In alta stagione, partire presto la mattina evita sia la calura sui pendii esposti sia l’affollamento nei tratti con catene.
Quanto costa mangiare al Rifugio Coca?
I prezzi sono quelli tipici di un rifugio di montagna, non di un ristorante di città: i primi piatti sono sui 13-14€, i secondi tra 12€ e 14€, i dolci intorno ai 4,5€.
Cosa sono i “capù” e vale la pena provarli?
I capù sono involtini di verza ripieni, cotti nel loro sugo: un classico della cucina di montagna bergamasca. Li abbiamo provati e sono uno dei piatti più tipici e genuini che si possano trovare in un rifugio delle Orobie. Sono molto simili ai Nosecc che fanno in val Brembana






















