C’è un’idea che gira tra chi cammina poco in montagna, ed è sbagliata: che con il freddo gli scarponi vadano messi via fino ad aprile. Io la penso esattamente al contrario. Alcune delle camminate più belle che ho fatto negli ultimi anni le ho fatte proprio d’inverno, con la brina sui prati e il silenzio di certi boschi che d’estate, con la gente e le zanzare, semplicemente non esiste.
Le Prealpi tra Lecco, Como e Bergamo si prestano benissimo a questo tipo di uscite. Non servono piccozza, ramponi da ghiaccio o esperienza da alpinista: bastano sentieri conosciuti, quota contenuta e un minimo di attenzione in più rispetto all’estate. In questo articolo ho raccoltodieci itinerariche ho già trattato singolarmente sul blog (o che sto per farlo), pensati apposta per chi vuole godersi la montagna invernale senza rischi inutili.
Sono tutte gite che ho fatto io stesso, alcune più volte, in stagioni diverse — con la neve fresca, con il ghiaccio secco di gennaio, o anche solo con un cielo terso da inversione termica. Ogni volta la sensazione è un po’ diversa, ma il livello di difficoltà resta sempre lo stesso: alla portata di chi cammina normalmente, senza allenamento specifico e senza attrezzatura da alpinismo. Se sei alle prime armi con le uscite invernali, questi dieci percorsi sono un buon punto di partenza per capire come ci si comporta in montagna quando le temperature scendono sotto lo zero.
Perché camminare qui d’inverno funziona bene
Ci sono un paio di motivi pratici per cui queste zone sono adatte all’inverno più di quanto si pensi.
Le quote sono basse — parliamo di percorsi che raramente superano i 1.300-1.400 metri — quindi il freddo resta gestibile: nelle ore centrali della giornata, con il sole, si sta spesso bene anche solo con un pile e un guscio leggero. Poi c’è la vicinanza: daMilano, Monza, Lecco o Bergamosi arriva ai punti di partenza in meno di un’ora, il che significa che anche una mattinata libera basta per fare un’escursione vera, non solo una passeggiatina.
C’è anche un vantaggio meno ovvio: essendo mete molto frequentate,i sentieri restano quasi sempre battutianche dopo una nevicata, perché ci passa gente in continuazione. E infine, paradossalmente, d’inverno questi posti sono più tranquilli. I sentieri che d’estate sono presi d’assalto la domenica, a gennaio li trovi quasi vuoti. E le giornate limpide dopo un’ondata di freddo regalano una visibilità che d’estate te la sogni — si vede fino alla pianura, a volte fino agli Appennini.
C’è poi un aspetto che apprezzo sempre di più con il tempo: la luce. D’inverno il sole resta basso tutto il giorno, e questo cambia completamente il modo in cui la montagna si mostra. I boschi spogli lasciano passare una luce radente che d’estate, con le foglie, semplicemente non arriva a terra. I panorami sui laghi, con l’aria fredda e secca, hanno colori più netti, quasi tagliati con il righello. Sono dettagli che si notano solo quando ci si è dentro, ma che fanno la differenza tra una camminata qualunque e una giornata che ti resta in mente per settimane.
Come vestirsi (senza esagerare)
Qui l’errore classico è vestirsi troppo prima di partire. Il corpo che cammina produce calore, e se parti già imbottito ti ritrovi fradicio di sudore dopo venti minuti — e quello, con il freddo, diventa un problema quando ti fermi.
Io ormai ragiono a strati, e funziona sempre:
- Sotto (a contatto con la pelle):unamaglia tecnica traspirantein sintetico o lana merino.Mai cotone, perché il cotone bagnato resta freddo e non asciuga più.
- Sopra:unpileo una giacchetta leggera isolante, che trattiene il calore ma lascia passare l’umidità.
- Esterno:ilguscio(giacca impermeabile e antivento), da tirare fuori solo quando serve davvero.
Nello zaino porto sempre unpiumino comprimibile, anche se non lo indosso in cammino: è quello che metti appena ti fermi per il panino, e fa una differenza enorme.
Tra gli accessori, quello che considero davvero indispensabile sono iramponcini da escursionismo— quei piccoli ramponi leggeri che si infilano sotto lo scarpone in pochi secondi. Anche su un sentiero facilissimo, dopo qualche giorno di gelo, i tratti in ombra diventano lastre di ghiaccio, e lì è dove capitano la maggior parte delle scivolate. Costano poco e li porto sempre con me.
Aggiungoscarponi alti(la caviglia va protetta, e i piedi devono restare asciutti),bastoncini da trekking, che in discesa sul bagnato aiutano parecchio, e unthermos con qualcosa di caldo— il tè zuccherato a metà percorso è uno dei piccoli piaceri di queste uscite. Occhio anche al telefono: con il freddo la batteria si scarica in fretta, quindi tienilo in una tasca interna vicino al corpo.
I dieci itinerari
1. Monte Canto Alto, da Sorisole (Bergamo)
Questo è probabilmente il primo posto che consiglio a chi mi chiede“dove vado la domenica mattina senza fare troppa fatica”. Parti da Sorisole, alle porte della Val Brembana, e sali con una mulattiera comoda tra terrazzamenti e castagni. Il bello è che guadagni quota in fretta e la vista si apre presto: da un lato la piana di Bergamo, dall’altro le prime orobiche.
Dislivello sui 450 metri, un’ora e mezza per arrivare alla croce di vetta (1.146 m), circa tre ore se fai l’anello completo. Nei tratti in ombra verso la cima, con il gelo, i ramponcini si fanno sentire — non è un sentiero difficile, ma quel tratto lì lo affronto sempre con più attenzione.
👉Se vuoi tutti i dettagli tecnici e la traccia completa, li trovi nella miaguida completa al Monte Canto Alto da Sorisole.
2. Anello del Monte Santa Margherita, da Cisano Bergamasco
Questo lo consiglio spesso a chi porta bambini o parte con qualcuno che non cammina spesso. È il tratto delSentiero Papa Giovanni XXIIIche parte dalla chiesetta di San Gregorio, a Cisano Bergamasco, al confine tra le province di Bergamo e Lecco.
Si sale su una strada agro-silvo-pastorale, larga e con pendenza gentile, immersa in un bosco che d’inverno, senza foglie, lascia intravedere continuamente la valle dell’Adda e il profilo del Resegone. Sette chilometri di anello, 300 metri di dislivello, poco più di due ore in tutto. Il prato davanti alla chiesetta in cima è perfetto per fermarsi a mangiare qualcosa al sole, riparati dal vento.
👉Scopri l’itinerario e come arrivate nella pagina dedicata all’Anello del Monte Santa Margherita.
3. Rifugio Parafulmen, dall’Altopiano di Gandino
L’Altopiano del Monte Farno, sopra Gandino, in Val Seriana, è uno di quei posti che d’inverno cambia completamente faccia. Dal parcheggio (occhio, va comprato il disco sosta in paese) si segue una sterrata larga che attraversa pascoli aperti — con la neve sembra quasi di essere altrove, ma il percorso resta sempre ben tracciato, perché ci passano tanti camminatori e anche i gatti delle nevi.
Circa 300 metri di dislivello, un’ora e venti per arrivare al rifugio. Il Parafulmen è aperto nei weekend invernali e la cucina è quella vera, di montagna: polenta, brasati, formaggi locali. Ci sono tornato più volte solo per quello, onestamente.
👉Scopri l’itinerario e come arrivate nella pagina dedicata alTrekking autunnale al rifugio Parafulmine.
4. Monte Bollettone, dall’Alpe del Vicerè (Como)
Se dovessi indicare il balcone più bello sul Lago di Como raggiungibile in un’ora di cammino, direi questo. Si parte dall’Alpe del Vicerè, ad Albavilla, e si sale su una pista forestale acciottolata tra i faggi — pendenza costante, mai faticosa.
In cima, a 1.317 metri, c’è una croce di ferro e una vista che scende dritta sul ramo comasco del lago, con il Monte Rosa sullo sfondo nelle giornate più limpide. 400 metri di dislivello, un’ora per arrivare in vetta. Se vuoi allungare un po’, c’è la possibilità di scendere verso il Capanna Mara e chiudere un piccolo anello prima di tornare all’auto.
👉Leggi i dettagli della salita nell’articolo dedicato alMonte Bollettone dall’Alpe del Vicerè.
5. Rifugio Riella, dalla Colma di Sormano
Questo è l’itinerario che consiglio a chi vuole dislivello quasi zero ma non vuole rinunciare al panorama. Dal piazzale dell’osservatorio astronomico della Colma di Sormano si segue il sentiero CAI 1, una stradina forestale che corre quasi in piano sul versante sud del Triangolo Lariano, tra radure e faggete.
Essendo molto frequentato, il fondo resta compatto anche dopo la neve — anche qui, comunque, ramponcini nelle zone d’ombra. Un’ora e mezza fino al rifugio, tre ore in totale andata e ritorno, 250 metri di dislivello spalmati su continui saliscendi leggeri. Al Riella la polenta uncia è un classico che non delude mai.
👉Leggi i dettagli della salita nell’articolo dedicato alRifugio Riella dalla Colma di Sormano.
6. Parco del Valentino, ai Piani dei Resinelli (Lecco)
Ai Piani dei Resinelli tutti pensano alla Grigna e alle sue pareti, ma per una gita tranquilla e adatta davvero a tutti — bambini compresi — c’è il Parco Minerario del Valentino. Dal piazzale principale si segue la strada verso la Casa Museo Villa Gerosa, su un percorso quasi pianeggiante nella faggeta.
Il pezzo forte è lapasserella panoramicache sporge nel vuoto, con vista sul Lago di Lecco, la città, i Corni di Canzo. 150 metri di dislivello, 45 minuti di cammino: è la classica uscita da fare quando hai poco tempo ma vuoi comunque vedere qualcosa di bello. Chi vuole allungare un po’ può salire fino al Monte Cultignone in pochi minuti extra.
7. San Tomaso, da Valmadrera
San Tomaso è uno di quei posti dove torno spesso proprio perché è breve, soleggiato e non impegnativo, ma la vista in cima ripaga sempre. Si parte dalla frazione Belvedere di Valmadrera e si sale sul Sentiero delle Fontane, una mulattiera ciottolata tra ulivi e latifoglie.
300 metri di dislivello, un’ora scarsa di salita. Il bosco si apre all’improvviso sui prati di San Tomaso (398 m), con la chiesetta e il balcone erboso affacciato su Lecco, il Resegone, il Lago di Garlate. Nei weekend c’è anche un piccolo ristoro aperto, comodo per una sosta.
👉Trovi la guida completa nell’articolo suTrekking facile a San Tommaso da Valmadrera.
8. Rifugio Riva, da Pasturo in Valsassina
In Valsassina, sotto le pareti del Grignone, il sentiero verso il Rifugio Riva è uno dei trekking invernali più sicuri della zona: nessun tratto esposto, pendenza sempre gestibile, e non ci sono rischi di valanghe lungo il percorso.
Da Pasturo si sale verso le Baite di Brunino e l’Alpe di Cova, camminando a mezza costa con le pareti calcaree della Grigna Settentrionale sempre di fronte. 350 metri di dislivello, un’ora e un quarto per arrivare. Il rifugio, a gestione familiare, è famoso per i pizzoccheri e per la polenta — ci si va anche solo per mangiare, diciamocelo.
9. San Pietro al Monte, da Civate
Questa è forse la più particolare delle dieci, perché unisce il camminare a qualcosa di storico davvero notevole. Da Civate si sale lungo la Valle dell’Oro su un’antica mulattiera selciata, passando accanto a vecchi caselli in pietra usati un tempo per lavorare il latte.
Il fondo selciato rende la salita agevole, ma con foglie bagnate o ghiaccio conviene comunque stare attenti — è uno dei punti in cui, personalmente, rallento di più. 350 metri di dislivello, un’ora di cammino, e all’uscita dal bosco ti trovi davanti all’Abbazia di San Pietro al Monte (662 m), con il Cornizzolo alle spalle e la vista sui laghi di Annone e Pusiano. Non ci sono rifugi in cima, ma ampi prati per un pranzo al sacco.
👉Trovi la guida completa nell’articolo suTrekking a San Pietro al Monte (Civate).
10. Tre Faggi di Fuipiano, in Valle Imagna
I Tre Faggi sono famosi soprattutto in autunno per il foliage, ma d’inverno, con la neve, hanno un’atmosfera diversa, quasi nordica. Da Fuipiano, il paese più alto della Valle Imagna, si sale verso l’Acqua Salata su una strada agro-silvo-pastorale tra pascoli e boschetti.
Si arriva su un crinale ampio che separa la Valle Imagna dalla Val Taleggio, dove i tre faggi secolari si stagliano circondati da muretti a secco e da alcune strutture in pietra che ricordano vagamente dei dolmen. 300 metri di dislivello, un’ora e un quarto di salita, vista sul Resegone e sulle Orobie imbiancate. Anche con neve fresca resta un percorso alla portata di tutti.
👉Trovi la guida completa nell’articolo sullePasseggiata ai 3 Faggi a Fuipiano.
Un colpo d’occhio su tutti e dieci
| Itinerario | Provincia | Dislivello | Tempo A/R | Note e Punti di Interesse |
| 1. Monte Canto Alto | Bergamo | 450 m | 3h 00m | Vista a 360° sulla piana bergamasca |
| 2. Monte Santa Margherita | Bergamo | 300 m | 2h 15m | Ideale con bambini, percorso ad anello |
| 3. Rifugio Parafulmen | Bergamo | 300 m | 2h 40m | Rifugio aperto nei weekend con ottima cucina |
| 4. Monte Bollettone | Como | 400 m | 2h 00m | Vista sul Lago di Como e sul Monte Rosa |
| 5. Rifugio Riella | Como | 250 m | 3h 00m | Percorso quasi pianeggiante e panoramico |
| 6. Parco del Valentino | Lecco | 150 m | 1h 30m | Passerella sospesa nel vuoto ai Resinelli |
| 7. San Tomaso | Lecco | 300 m | 2h 00m | Breve, molto soleggiato e panoramico |
| 8. Rifugio Riva | Lecco | 350 m | 2h 30m | Nessun tratto esposto, cucina valsassinese |
| 9. San Pietro al Monte | Lecco | 350 m | 2h 00m | Abbazia storica tra i prati del Cornizzolo |
| 10. Tre Faggi Fuipiano | Bergamo | 300 m | 2h 30m | Atmosfera nordica e alberi monumentali |
Qualche regola che seguo sempre, anche sui sentieri “facili”
Anche quando un percorso è segnato come facile, d’inverno ci sono un paio di cose a cui non rinuncio mai.
La prima èpartire presto. Le giornate sono corte, il sole tramonta spesso prima delle 16:30 in certe valli, e non è piacevole ritrovarsi a scendere al buio anche su un sentiero conosciuto. Parto quasi sempre entro le nove, e porto comunque una torcia frontale nello zaino, non si sa mai.
Prima di uscire di casa do sempre un’occhiata al meteo — su queste montagne le previsioni diARPA Lombardiasono molto affidabili — perché anche a quote basse una nevicata improvvisa o vento forte possono cambiare la giornata. E se il rifugio fa parte del programma,telefono primaper essere sicuro che sia aperto: soprattutto in settimana, non è mai scontato.
Il pericolo vero, su questi percorsi, non è quasi mai la neve fresca — è ilghiaccio nascosto, quel velo sottile che si forma nei tratti in ombra o sulle mulattiere selciate. È lì che indosso i ramponcini, anche se il resto del sentiero non ne avrebbe bisogno.
E poi c’è la regola più semplice di tutte: se la nebbia sale, se il ghiaccio rende il passo incerto, se qualcosa non convince,si torna indietro. La montagna resta lì, e ci sarà sempre un’altra domenica.
Domande frequenti (FAQ)
Servono le ciaspole per questi itinerari?
Quasi mai su questi dieci percorsi. Essendo sentieri molto frequentati, il fondo rimane solitamente ben battuto dai passaggi anche dopo le nevicate. Bastano degli scarponi impermeabili e un paio di ramponcini da escursionismo. Le ciaspole tornano utili soltanto in caso di abbondanti nevicate recenti, ad esempio sull’Altopiano del Monte Farno o ai Tre Faggi.
Posso portare il cane lungo questi sentieri in inverno?
Sì, tutti i percorsi proposti sono adatti ai cani. È importante però prestare attenzione ai polpastrelli, che a contatto con neve e ghiaccio possono irritarsi (puoi utilizzare apposite creme protettive), e tenere sempre il cane al guinzaglio nei pressi di pascoli o fauna selvatica.
Qual è l’itinerario più adatto se si cammina con bambini piccoli?
L’escursione più facile in assoluto è la passeggiata alla passerella del Parco del Valentino ai Piani dei Resinelli, oppure il sentiero in quota dalla Colma di Sormano verso il Rifugio Riella. Entrambi hanno dislivelli minimi, fondo regolare e pericoli nulli.
Qual è l’orario migliore per partire d’inverno?
In inverno è fondamentale sfruttare le ore centrali e più calde della giornata. L’ideale è iniziare a camminare tra le 8:30 e le 9:30. In questo modo si evitano le temperature più rigide del primo mattino, si sfrutta la luce solare nei tratti più esposti e si rientra ben prima del tramonto (che d’inverno sulle Prealpi avviene già verso le 16:30-17:00).
I ramponcini da escursionismo sostituiscono i ramponi da alpinismo?
No. I ramponcini (le catenelle con punte d’acciaio da infilare sotto le calzature) servono esclusivamente per camminare in sicurezza su sentieri turistici ed escursionistici con presenza di ghiaccio o neve pressata, dove la pendenza è limitata. Non sostituiscono i ramponi classici da alpinismo, che servono invece su pendenze elevate, pareti, ghiacciai o canali nevosi dove occorre la tecnica di progressione con piccozza.
Serve un abbigliamento specifico se non c’è neve al suolo?
Anche senza neve, le temperature in quota d’inverno restano vicine o sotto lo zero, specie nei tratti in ombra. L’elemento chiave è vestirsi a strati (il cosiddetto “sistema a cipolla”): intimo tecnico traspirante, uno strato intermedio termico (pile o piumino leggero) e una giacca antivento/impermeabile nello zaino. Fondamentali anche guanti, cappello o fascia da montagna e calze termiche da trekking.
Perchè fare un’escursione invernale?
Camminare d’inverno tra Lecco, Como e Bergamo non è solo un modo per non fermarsi nei mesi freddi — è, secondo me, uno dei modi migliori per vedere queste montagne. Meno gente, aria più pulita, luce diversa. Basta un minimo di attenzione in più, l’attrezzatura giusta, e la voglia di uscire anche quando fuori fa freddo.
Se hai già fatto uno di questi itinerari, o ne hai altri da segnalare, scrivilo nei commenti — mi piace sempre sapere come li avete trovati voi!

