Negli ultimi anni il fenomeno dell’overtourism ha toccato anche le montagne lombarde, trasformando alcuni rifugi in mete di massa. Luoghi che un tempo erano simbolo di ospitalità semplice e autentica, oggi rischiano di perdere la loro identità a causa dell’eccessiva affluenza e di un approccio sempre più “commerciale”.
Se da un lato l’aumento di visitatori è segno positivo di un rinnovato interesse per il trekking, dall’altro porta con sé alcuni problemi: rifugi affollati, difficoltà a trovare posto, prenotazioni obbligatorie e un clima che poco ha a che fare con lo spirito originario della montagna.
Rifugi troppo “facili”: quando il trekking dura meno di due ore
Uno dei principali fattori che alimentano l’overtourism è la facilità di accesso. Rifugi raggiungibili in meno di due ore di cammino, magari da un ampio parcheggio o da una funivia, diventano rapidamente mete prese d’assalto nei weekend estivi.
Questi rifugi, pur mantenendo un valore paesaggistico, rischiano di trasformarsi in ristoranti di montagna più che in veri punti di appoggio per escursionisti. Tra gli esempi più citati c’è il Rifugio Laghi Gemelli (di cui vi racconto la mia esperienza non positiva qui), che negli ultimi anni ha visto crescere in maniera esponenziale le visite, diventando spesso una tappa più “turistica” che escursionistica. Non è un problema in sé – significa che sempre più persone si avvicinano alla montagna – ma l’esperienza può risultare molto diversa da quella che molti escursionisti cercano.
Rifugi che sembrano ristoranti stellati
Un altro aspetto dell’overtourism riguarda i rifugi che, nel tentativo di rispondere a una domanda sempre più “gourmet”, hanno introdotto un’offerta quasi da ristorante stellato. Menù sofisticati, prenotazioni obbligatorie e posti limitati: nulla di male, se non fosse che questi rifugi finiscono per snaturare la loro funzione originaria di accoglienza semplice per chi arriva a piedi.
In questi casi, chi cerca un pranzo tradizionale dopo ore di cammino può restare deluso: non è raro che senza prenotazione non ci sia posto, e lo spirito del rifugio come punto di ritrovo per viandanti si perda anche se siete arrivati prima di quelli con le sneakers.
Rifugi e Regolamento CAI: accoglienza prima di tutto
Un aspetto fondamentale, spesso dimenticato, riguarda il Regolamento del Club Alpino Italiano (CAI) che definisce la missione dei rifugi alpini. Secondo le linee guida ufficiali, i rifugi devono essere prima di tutto luoghi di accoglienza e riparo, pensati per garantire ospitalità a tutti gli escursionisti, indipendentemente dal livello di esperienza o dal tipo di viaggio intrapreso. Non dovrebbero trasformarsi in ristoranti esclusivi o in location dove è necessario prenotare settimane prima: la loro funzione principale è offrire un punto sicuro in montagna, accessibile e inclusivo. Il CAI sottolinea infatti che i rifugi devono garantire un minimo di posti letto e pasti caldi, evitando logiche di selezione che rischiano di escludere il viaggiatore semplice, quello che rappresenta da sempre l’anima dell’alpinismo e del trekking. Tornare a questo spirito significa riportare i rifugi alla loro vera essenza: ospitalità, semplicità e condivisione.
Autenticità e semplicità: rifugi che resistono
Fortunatamente, in Lombardia ci sono ancora tanti rifugi che conservano intatto il loro spirito, pur con un’inevitabile affluenza nei periodi di punta. Rifugi come:
- Capanna 2000 (Orobie Bergamasche): una salita di circa due ore e mezza da Zambla che regala panorami spettacolari e piatti genuini. Pur essendo molto frequentato, mantiene un’anima autentica. Consigliato nel periodo invernale dove diventa più difficle salire.
- Rifugio Longo (Val Brembana): raggiungibile da Carona con un trekking di circa 3 ore, è un vero rifugio alpino. La cucina casalinga, i dolci artigianali e l’accoglienza dei gestori ne fanno una tappa imperdibile.
- Rifugio Santa Rita (Val Gerola): situato in una splendida cornice naturale, è perfetto per chi cerca un ambiente accogliente e una cucina semplice ma curata. Nonostante l’affluenza, resta fedele allo spirito dei rifugi di montagna.
- Rifugio Stella Alpina (Val Codera): Seppur la Val Codera non rappresenti un trekking impegnativo, questo penso rimanga un angolino di genuinità e tranquillità dove trovare riparo dallo stress della settimana lavorativa.
Questi luoghi dimostrano che è possibile conciliare la popolarità con il rispetto della tradizione.
Come scegliere il rifugio giusto
Se volete vivere un’esperienza autentica in montagna, ecco alcuni consigli pratici:
- Preferite rifugi raggiungibili dopo almeno 2 ore di cammino: la distanza filtra naturalmente le folle e garantisce un’atmosfera più autentica.
- Informatevi sulla cucina: un rifugio che propone piatti tipici con ingredienti locali spesso mantiene uno spirito genuino.
- Valutate il periodo: se potete, evitate i weekend di agosto. Un rifugio può offrire un’esperienza completamente diversa a giugno o settembre.
- Accettate un po’ di semplicità: non serve il menù da ristorante stellato per godersi un pranzo in quota. Una polenta fumante, un formaggio locale e la vista sulle montagne valgono molto di più.
Conclusione: riscoprire la montagna nella sua essenza
L’overtourism nei rifugi lombardi è un fenomeno reale, ma non inevitabile. Sta a noi escursionisti fare scelte più consapevoli, scegliendo rifugi autentici e meno “facili”, pronti a rinunciare a qualche comfort per riscoprire la montagna nella sua forma più pura.
Così facendo non solo vivremo esperienze più vere, ma aiuteremo anche a preservare la funzione originaria dei rifugi: luoghi di accoglienza, incontro e ristoro per chi ama camminare.
La montagna appartiene a chi la vive davvero: a chi si alza all’alba, percorre i sentieri con fatica e arriva al rifugio con rispetto per il territorio e per gli altri escursionisti. Non è un palcoscenico per chi segue la moda o cerca un’esperienza “di lusso” prenotando comodamente dal divano. Ridare alla montagna il suo vero valore significa preservare l’autenticità, la condivisione e l’accessibilità, restituendo i rifugi al loro ruolo originale: luoghi di accoglienza per chi ama camminare, scoprire e vivere la montagna in prima persona.

