Trekking Valbondione – Lago del Barbellino: guida completa al percorso

IIltrekking Valbondione Lago del Barbellinoè una delle escursioni più classiche e frequentate delle Alpi Orobie bergamasche. È un itinerario impegnativo per dislivello e lunghezza, ma tecnicamente sicuro, dove il paesaggio cambia in continuazione: dal bosco fitto iniziale alla mulattiera scavata nella roccia, fino al grande bacino artificiale del Curò e al meraviglioso lago naturale a oltre 2.100 metri d’altitudine.

In questa guida trovi il percorso tappa per tappa, le informazioni sul parcheggio a Valbondione e i consigli pratici che avrei voluto avere prima di partire la prima volta.

Scheda Tecnica dell’Escursione

ParametroDettaglio
Punto di PartenzaValbondione – Frazione Palani /Palazzetto dello Sport(890 m)
Punto di ArrivoLago Naturale e Rifugio Barbellino (2.131 m)
Tappa IntermediaRifugio Antonio Curò(1.915 m) e Diga del Barbellino
Dislivello Positivo~1.240 m totali (~1.000 m fino al Curò)
Tempi di Salita2h 30m per il Curò | 3h 15m complessive per il Lago Naturale
Sviluppo A/RCirca 14 km (fino al Lago Naturale)
Difficoltà TecnicaE (Escursionistico – richiede buon allenamento)
Segnavia CAICAI 305

Come arrivare e dove parcheggiare

Valbondione si trova in alta Val Seriana, a circa 50 km da Bergamo. Da Bergamo si risale la SP35 fino a Clusone, per poi proseguire sulla SP49 seguendo le indicazioni per Valbondione.

Un dettaglio che conviene sapere prima di partire: nel comune la sosta è a pagamento su quasi tutto il territorio, con il classico gratta e sosta acquistabile nei bar del paese, alle macchinette automatiche o all’ufficio turistico (il costo, nella mia ultima uscita, era di pochi euro per l’intera giornata — controllate comunque le tariffe aggiornate, perché negli ultimi anni sono cambiate più volte). I punti più comodi per imboccare il sentiero CAI 305 sono in zona Palazzetto dello Sport oppure in Via Beltrame, verso la frazione Palani.

Ed è qui che vi do un consiglio pratico, maturato sulla mia pelle: nei weekend estivi, e soprattutto nelle giornate in cui vengono aperte le paratie delle Cascate del Serio (un evento che richiama moltissimi visitatori), i parcheggi si esauriscono molto presto. Se volete un posto vicino alla partenza, siate lì entro le 7:30. Dopo quell’ora, il rischio è di dover lasciare l’auto molto più lontano e allungare la giornata con tratti di asfalto che non c’entrano nulla con il trekking vero e proprio.

Trekking Valbondione Lago del Barbellino: il percorso tappa per tappa

Da Valbondione al Prato del Giglio

Dalla zona di Palani si imbocca il sentiero CAI 305, una strada agro-silvo-pastorale che nel primo tratto entra in un bosco fitto di faggi e abeti. La salita è costante, con tornanti ben tenuti, e — va detto onestamente — in questa prima parte la vista è quasi del tutto chiusa dagli alberi. È il tratto meno spettacolare della giornata, ma anche il più breve.

Lungo il cammino si incontra la deviazione per le baite di Maslana, segnalata come CAI 306: è un’alternativa panoramica, che io ho usato in un’occasione come variante di rientro, perché passa più vicino ai salti delle Cascate del Serio. Continuando invece sul tracciato principale, il bosco comincia lentamente a diradarsi, fino ad aprirsi sul Prato del Giglio — il primo vero punto in cui la valle si mostra per intero, con la parete rocciosa che la chiude sullo sfondo.

La mulattiera scavata nella roccia e il Rifugio Curò

Superato il Prato del Giglio, il percorso cambia decisamente carattere, ed è probabilmente il tratto che ricordo con più piacere: la mulattiera viene letteralmente intagliata nella roccia viva, lungo le pareti del Monte Maslana. Nonostante l’aspetto spettacolare, resta un sentiero largo e sicuro — nei punti più esposti ci sono catene e barriere solide, quindi anche chi soffre un po’ di vertigini può affrontarlo senza grossi problemi, mantenendo semplicemente più attenzione.

Dopo circa due ore e mezza di cammino dalla partenza (il dislivello, a seconda della fonte e del punto esatto di partenza, oscilla tra i 900 e i 1.000 metri), si arriva al Rifugio Antonio Curò, a 1.915 metri. Un dato che trovo curioso, e che vale la pena raccontare: è il secondo rifugio inaugurato dal CAI di Bergamo, nel lontano 1886, ed è tra i più capienti delle Orobie, con un centinaio di posti letto distribuiti in camere da 4 a 10 persone.

Il rifugio si affaccia sul grande bacino artificiale del Barbellino, il lago artificiale più esteso di tutte le Orobie. D’estate, quando lo sfiato della diga viene aperto, dà origine alle Cascate del Serio: con i loro 315 metri di salto sono tra le più alte d’Italia, e le date di apertura (di solito poche giornate durante l’estate) diventano un piccolo evento locale.

Proprio vicino al rifugio si trovano due punti che mi sento di consigliare per una sosta, anche solo fotografica: una piccola cappella dedicata ai caduti della montagna, e — poco distante — una spada conficcata nella roccia, diventata negli anni una piccola attrazione della valle. È stata realizzata da un guardiacaccia della riserva faunistica locale in omaggio alle tradizioni di lavorazione delle armi di Valbondione e Gromo, terre che secoli fa erano tra i principali centri di forgiatura di spade in Europa. Un dettaglio che difficilmente vi aspettereste di trovare a quasi duemila metri di quota.

Dal Rifugio Curò al Lago Naturale del Barbellino

Molti si fermano al Curò, e li capisco: la giornata è già lunga. Ma se le gambe reggono, proseguire fino al lago naturale è, secondo me, la parte più bella di tutto l’itinerario.

Dal rifugio si costeggia la sponda del lago artificiale su una carrareccia quasi pianeggiante, superando la suggestiva cascata dell’Abisso. In fondo al bacino il sentiero torna a salire, questa volta con pendenza dolce, affiancando il corso del torrente Serio. In 45-60 minuti dal Curò — circa tre ore e un quarto totali dalla partenza — si arrives al lago naturale del Barbellino, a 2.131 metri, un bacino privo di sbarramenti artificiali, alimentato dallo scioglimento delle nevi e dalle acque che scendono dal Passo di Pila e dalla Bocchetta di Caronella.

Qui sorge anche il piccolo Rifugio Barbellino, ai piedi del Pizzo Strinata: una struttura più raccolta rispetto al Curò, ma con la stessa accoglienza di montagna. Il panorama, chiuso da vette che sfiorano i 3.000 metri, ripaga ampiamente l’ultimo sforzo della salita.

Trekking Valbondione Lago del barbellino

Dove mangiare e cosa provare

Sia al Rifugio Curò che al Rifugio Barbellino si mangia bene, con piatti che raccontano la cucina di montagna bergamasca: casoncelli alla bergamasca, polenta taragna con brasato o stufato di capriolo, e naturalmente i formaggi locali — Branzi e Formai de Mut in primis. Nei mesi di luglio e agosto, e soprattutto nelle giornate di apertura delle cascate, il consiglio è prenotare con qualche giorno d’anticipo: i rifugi si riempiono in fretta e il rischio di restare senza tavolo è concreto.

Il rientro e le varianti

Il ritorno può ripercorrere lo stesso tracciato dell’andata (305 più il tratto verso il lago), oppure — per chi vuole variare e ha ancora energie — si può deviare, nel punto in cui il sentiero attraversa il torrente, verso Maslana, imboccando il sentiero 332. È un’alternativa più ripida, con un breve passaggio su un antico ponte in pietra e vicino all’osservatorio di Maslana, segnalata per escursionisti già esperti: personalmente la consiglio solo se avete ancora buone gambe a fine giornata, altrimenti meglio restare sul percorso principale.


Rifugi e punti ristoro

Rifugio Antonio Curò(1.915 m)

  • Aperto da metà giugno a settembre (prefestivi/festivi anche in maggio e ottobre), circa 92 posti letto, ristorazione disponibile.
  • Ideale per pausa pranzo con taglieri, piatti rustici bergamaschi.

Rifugio Barbellino (Ludwigsburg)(2.130 m)

  • Aperto estate da giugno a settembre, circa 60 coperti e posti letto; gestito da CAI Bergamo.
  • Ambiente silenzioso, vista sul lago naturale, perfetto per recupero dopo il trekking.

Checklist per un’escursione sicura in montagna

Scarpe trekking con suola vibram

  • Bastoncini telescopici
  • Abbigliamento a strati + antipioggia
  • Acqua (minimo 1,5‑2 L) e snack energetici
  • Mappa cartacea o GPX (es. Komoot, Wikiloc)
  • Informazione su meteo e aperture rifugi
  • Avviso ad amici/familiari del tuo itinerario previsto

E’ adatto ai bambini?

Il sentiero CAI 305 è largo e privo di pericoli tecnici, ma con oltre 1.000 metri di dislivello e 14 km complessivi non è una passeggiata breve. Lo consiglierei a ragazzi dai 10 anni in su, già abituati a camminare in montagna.

Si può fare con il cane?

Sì, i cani sono ben accetti lungo tutto il percorso. Meglio tenerli al guinzaglio, in particolare nel tratto scavato nella roccia e nei pressi dei rifugi. Per l’acqua, portatene una scorta per il primo tratto nel bosco: nella seconda parte il torrente offre diversi punti dove far bere il cane.

Si può fare in mountain bike o e-bike?

Sì, è un percorso molto frequentato dagli appassionati di e-MTB, almeno fino al Rifugio Curò. La strada agro-silvo-pastorale ha pendenze costanti, ma richiede una buona tecnica di guida nei tratti più ripidi su fondo sassoso.

Cosa mettere nello zaino per un’escursione di un giorno in montagna?

Nello zaino non devono mai mancare almeno 1,5–2 litri d’acqua, scorte di cibo energetico (frutta secca, barrette), un guscio antipioggia/antivento, una mappa cartacea o traccia GPX offline e un piccolo kit di primo soccorso.

Qual è l’attrezzatura fondamentale per fare questo trekking in sicurezza?

L’elemento principale sono le calzature da trekking con suola ad elevato grip (come la tecnologia Vibram). A queste è consigliabile abbinare bastoncini telescopici per proteggere le articolazioni in discesa e un abbigliamento tecnico a strati.

Il trekking Valbondione – Lago del Barbellino resta, a ragione, una delle mete più amate delle Orobie bergamasche: dislivello serio ma alla portata di chi cammina con regolarità, due rifugi storici lungo il percorso, e un finale — il lago naturale — che vale ogni passo della salita. Se non l’avete ancora fatto, mettetelo in lista per la prossima stagione buona.

Se siete già stati al Barbellino, o avete provato la variante da Maslana, raccontatemelo nei commenti.

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